L’ adozione di un minore

L’ adozione di un minore

Chi può adottare?

L’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale, e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei a educare, istruire e in grado di mantenere i minori che intendano adottare. Inoltre, è opportuno ricordare che:

  • la differenza minima tra adottante e adottato è di 18 anni;
  • la differenza massima tra adottanti e adottato è di 45 anni per uno dei coniugi e di 55 per l’altro. Tale limite è derogato se i coniugi adottano due o più fratelli, ovvero se hanno un figlio minorenne naturale o adottivo;
  • bisogna essere coniugati al momento della presentazione della dichiarazione di disponibilità;
  • bisogna provare documentalmente o per testimonianza, ove il matrimonio sia stato contratto da meno di tre anni, la continua, stabile, perdurante convivenza antecedentemente alla celebrazione del matrimonio per un periodo almeno pari al complemento a 3 anni;
  • non bisogna avere in corso nessun procedimento di separazione, nemmeno di fatto.

Infine, gli aspiranti genitori adottivi devono essere idonei ad educare ed istruire, e in grado di mantenere i minori che intendono adottare.

Per questi ultimi requisiti non si può procedere con una semplice verifica formale, ma occorre una valutazione più complessa “nel merito”, cioè nei contenuti e nelle modalità del rapporto di coppia, che viene espletata dai Tribunali per i minorenni e realizzata tramite i servizi socio-assistenziali degli Enti locali, anche in collaborazione con i servizi delle aziende sanitarie locali; e ciò perché l’interdisciplinarità è necessaria per un’osservazione corretta della relazione di coppia e della sua reale disponibilità ad accogliere un figlio, delle sue risorse a fronteggiare le eventuali difficoltà di inserimento.

Qual è la procedura?

Se siete residenti in Italia, individuate qual è Tribunale per i Minorenni competente per il vostro territorio di residenza. Se siete residenti all’estero, il Tribunale competente è quello dell’ultima residenza in Italia. In mancanza di una precedente residenza o in presenza di precedenti residenze diverse tra i due coniugi, il Tribunale per i Minorenni competente è quello di Roma. In alternativa, se siete residenti all’estero da almeno due anni, potete svolgere la pratica di adozione interamente all’estero nel Paese di residenza. L’adozione potrà poi essere riconosciuta in Italia ai sensi dell’articolo 36 IV comma legge 184/83 rivolgendovi al Tribunale per i Minorenni individuato come sopra (ultima residenza o Roma).

La cancelleria adozioni, presso il Tribunale, è l’ufficio cui chiedere come presentare la dichiarazione di disponibilità con richiesta di idoneità all’adozione internazionale, allegando i documenti che vi saranno richiesti. L’ente autorizzato che avete incaricato vi informerà circa i documenti necessari per la preparazione del dossier da presentare alle Autorità straniere e vi consegnerà tutta la modulistica necessaria. A titolo puramente orientativo, questi potrebbero essere:

  • certificato di nascita;
  • stato di famiglia;
  • dichiarazione di assenso all’adozione dei genitori (dichiarazione sostitutiva di atto notorio), oppure, qualora fossero deceduti, i relativi certificati di morte;
  • certificato di buona salute;
  • dichiarazione dei redditi o la busta paga;
  • certificato del casellario giudiziale;
  • atto notorio (o dichiarazione sostitutiva) che tra i coniugi richiedenti non sussiste separazione personale, neppure di fatto.

Tempistiche

In presenza dei requisiti previsti dalla legge, il Tribunale per i Minorenni trasmette, entro 15 giorni, la dichiarazione di disponibilità ai servizi sociali del vostro territorio di residenza, i quali avranno il compito di attivare l’indagine e scrivere una relazione psico-sociale sulla Vostra coppia per fornire al giudice quegli elementi di conoscenza indispensabili per la dichiarazione di idoneità all’adozione internazionale. Il decreto di idoneità conserva la sua efficacia per tutta la durata della procedura di adozione solo se i coniugi hanno conferito incarico ad un ente autorizzato entro un anno dalla sua comunicazione, in caso contrario il decreto perde efficacia e occorre ripresentare la dichiarazione di disponibilità per l’adozione internazionale con richiesta di idoneità.

Se il Tribunale non ritiene di dover pronunciare immediatamente un decreto di inidoneità, invia entro 15 giorni dalla presentazione della dichiarazione di disponibilità copia della richiesta ai sevizi degli Enti locali al fine di acquisire le informazioni necessarie per emettere il decreto.
Le legge n. 184/1983, stabilisce che i servizi sociali devono inviare la loro relazione al giudice minorile entro 4 mesi dalla dichiarazione di disponibilità e che quest’ultimo debba pronunciarsi entro i successivi 2 mesi.  Questi termini sono indicativi: nei Tribunali per i Minorenni delle grandi città per esempio, tra la dichiarazione di disponibilità e la pronuncia del giudice possono passare anche uno o due anni.

Ma cosa vorranno sapere, di preciso?

L’indagine racconta la vostra storia personale individuale e di coppia e quindi le ragioni che vi hanno spinto ad intraprendere il percorso dell’adozione internazionale. E’ molto probabile che vi chiedano del vostro vissuto sia personale che familiare, del momento in cui la coppia si è formata; del vostro stile di vita; del lavoro; del contesto sociale che vi circonda, le motivazioni anche profonde della scelta adottiva e la reale disponibilità ad affrontare i compiti che intendete assumere. Per fare questo, assistenti sociali e psicologi potrebbero condurre, sia presso la sede del servizio che presso la vostra abitazione, una serie di colloqui personali e di coppia per permettervi di effettuare una serena ma critica autovalutazione riguardo alle vostre caratteristiche e al percorso adottivo che intendete intraprendere.


Una volta scritta, la relazione psico-sociale verrà consegnata al giudice che così potrà decidere sulla base delle informazioni riportate e decretare la vostra idoneità all’adozione internazionale.  Il Tribunale invia una copia del decreto alla Commissione per le adozioni internazionali.

A chi dobbiamo consegnare i documenti?

Normalmente potete consegnare il dossier all’ente incaricato, dove un responsabile verificherà che ci siano tutti i documenti richiesti e le relative legalizzazioni, quindi i documenti vengono tradotti e spediti al referente dell’ente incaricato nel Paese di destinazione, che li trasmetterà alle Autorità locali. Il dossier è ora a disposizione dell’Autorità straniera che potrà proporre un bambino per cui la coppia rappresenta l’abbinamento migliore possibile. Anche in questo caso, a seconda del Paese che avrete scelto, incontrerete una procedura parzialmente differente.

Quali diritti per i genitori adottivi?

Chi ha adottato un bambino ha diritto a congedi adottivi, congedi di paternità maternità e parentali, agevolazioni fiscali ed eventuali rimborsi per spese sostenute per l’adozione insieme ad eventuali rimborsi per la procedura adottiva.  Le informazioni su questi temi sono gestite da INPS e dall’Agenzia delle Entrate. Gli enti autorizzati sono un valido punto di riferimento per offrirvi chiarimenti in materia.

Quali diritti per il bambino?

Il bambino una volta entrato in Italia risulta comunque in attesa dell’adozione o della trascrizione dell’adozione straniera gode di tutti i diritti attribuiti al minore italiano in affidamento familiare preadottivo; questo finché il provvedimento straniero di adozione non viene trascritto nei registri dello stato civile su disposizione del tribunale dei minorenni. Con la trascrizione vostro figlio diventa definitivamente un cittadino italiano.

Quale Tribunale è competente per la trascrizione?


Competente a questa trascrizione è il Tribunale per i minorenni del luogo di residenza dei genitori nel momento del loro ingresso in Italia con il minore anche se diverso da quello che ha pronunciato prima il decreto di idoneità. Ricordate che la procedura, però, non sarà ancora finita: il post-adozione, infatti, è una fase successiva all’entrata del minore in Italia che può proseguire fino alla sua maggiore età. Consiste in una serie di incontri, la cui frequenza e contenuti dipende dalle prassi e legislazioni dei Paesi di origine, in cui i genitori relazionano sulla vita del loro bambino. L’ente accreditato sulla base delle informazioni ricevute redige il rapporto di post-adozione.

La relazione di post-adozione è un’attività molto importante perché consente ai Paesi di conoscere e monitorare le condizioni di vita e di salute dei loro minori e garantisce l’assolvimento da parte degli enti degli impegni assunti con le autorità straniere.  L’ente autorizzato può svolgere, su richiesta della coppia, anche attività di sostegno del nucleo adottivo fin dall’ingresso del minore in Italia. In genere, le relazioni post-adottive contengono informazioni sullo stato di benessere del bambino, sulla vita in famiglia, sul contesto relazionale allargato in cui è collocato; sul suo percorso educativo e sulla sua situazione complessiva incluso l’uso della nuova lingua e le aspettative circa il suo futuro.

Considerazioni finali

I limiti di età introdotti dalla legge hanno lo scopo di garantire all’adottato genitori idonei ad allevarlo e seguirlo fino all’età adulta, in una condizione analoga a quella di una genitorialità naturale. Poiché l’abbinamento con il bambino adottabile è deciso dall’Autorità straniera, i limiti che la legislazione italiana ha spostato in avanti per permettere anche a coppie non giovani di adottare hanno poca efficacia nella realtà, perché la maggior parte dei paesi stranieri privilegia le coppie giovani.

Per quanto concerne gli enti autorizzati, questi hanno il compito di informare, formare e affiancare i futuri genitori adottivi sul percorso dell’adozione internazionale.  Attraverso le loro sedi estere curano lo svolgimento delle procedure necessarie per realizzare l’adozione assistendovi davanti all’Autorità del paese di origine del bambino e sostenendovi nel percorso post-adozione.  Inoltre, è opportuno tenere presente che l’obbligazione dell’ente autorizzato è di mezzo e non di risultato: questo significa che l’adozione può anche non perfezionarsi perché il Paese straniero potrebbe non scegliervi mai quali destinatari di una proposta concreta di un bambino, ovvero perché la proposta potrebbe essere da voi rifiutata. Ogni ente lavora con uno o più Paesi e scegliere un ente significa, di fatto, scegliere uno dei Paesi nei quali questo opera. Nella scelta del Paese, dovete valutare attentamente anche lo scenario politico-sociale e amministrativo complessivo, posto che questo può avere forti implicazioni sull’esito della vostra procedura di adozione.