Indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento

Indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento

Il reato di indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento

I moderni strumenti di pagamento consentono di utilizzare la tecnologia allo scopo di agevolare le abitudini economiche delle persone. Una transazione effettuata con carta di credito o tramite uno dei vari sistemi di pagamento informatici è sicuramente più fluida del classico pagamento in contanti.

Già da diversi anni, lo Stato ha avviato un’attività di promozione dei metodi pagamento alternativi alle banconote. E ciò anche allo scopo di facilitare il tracciamento delle operazioni e ridurre il rischio di commissione di ipotesi di riciclaggio di denaro proveniente da reato.    

È però evidente che allo sviluppo e alla crescita esponenziale dell’utilizzo degli strumenti di pagamento moderni si ricollega la nascita di nuove ipotesi di reato, che è necessario fronteggiare per impedire lo sfruttamento delittuoso di uno strumento utile per il cittadino e per lo Stato.

In quest’ottica, viene in rilievo innanzitutto il reato di indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito, fattispecie prevista dall’art. 493-ter c.p. e finalizzata a tutelare proprio il corretto funzionamento di questi strumenti di pagamento.

Casistica di condotte punibili

L’art. 493-ter c.p. sanziona con la pena della reclusione da uno a cinque anni e con la multa da € 310 a € 1.550, due distinte tipologie di condotta, relative all’utilizzo indebito di carte di (nonché di altre carte di pagamento e di qualsiasi strumento analogo che consenta il prelievo di contante o l’acquisto di beni e servizi):

  • la prima concerne l’ipotesi in cui un soggetto, allo scopo di ottenere un profitto (per sé stesso o per un’altra persona), utilizza indebitamente una carta di credito;
  • la seconda ha ad oggetto il comportamento di chi, sempre al fine di trarne profitto, falsifica o altera una carta di credito oppure possiede, cede o acquisisce una carta di credito falsificata o di provenienza illecita o di ordini di pagamento eseguiti con tali strumenti.

Appare, dunque, evidente come la norma penale in questione possa in astratto applicarsi a numerosi comportamenti illeciti, anche molto diversi tra loro. Può allora essere utile un breve riepilogo della casistica presente in giurisprudenza, in relazione a questa fattispecie di reato.

Innanzitutto, è bene comprendere cosa si intenda per utilizzo “indebito” di una carta di credito (o, come si è detto, di uno strumento assimilabile, quale un bancomat). 

A tal riguardo, la giurisprudenza ha chiarito che rientra nella definizione della norma qualsiasi modalità di uso illegittimo di una carta, da parte di un soggetto che non ne è il titolare. Ad esempio, costituisce fatto penalmente rilevante sia l’effettuazione di un acquisto, sia il prelievo di contante. E, in quest’ottica, la Corte di Cassazione ha precisato che, per la configurazione del reato, non è neppure necessario che l’acquisto o il prelievo vada a buon fine: anche l’inserimento della carta nello ‘sportello bancomat’ e la digitazione casuale dei tasti al fine di indovinare il codice pin costituisce una condotta sufficiente per l’integrazione della fattispecie criminosa.

Nel concetto di “utilizzo indebito” rientrano poi senza dubbio le ipotesi di uso di una carta clonata: si tratta dei casi in cui un soggetto in possesso dei dati identificativi di una carta (numero identificativo, data di scadenza e codice di verifica) di cui non è titolare li utilizzi per una transazione. E, anche in questo caso, per la commissione del reato non è necessario che l’uso dello strumento di pagamento conduca effettivamente ad un acquisto: a nulla può rilevare che l’operazione venga stoppata perché il titolare ha richiesto il blocco della carta.

Più immediata risulta, invece, l’individuazione delle ipotesi comprese nella seconda categoria di condotte punite dall’art. 493-ter c.p.

In quest’ambito rientra ogni ipotesi di contraffazione di un documento di pagamento (carte di credito e strumenti assimilabili): il riferimento principale è – evidentemente – alle condotte di falsificazione materiale delle carte, consistenti nella produzione di un supporto falso, mediante inserimento di numeri di identificazione e di microchip alterati. In tali casi, l’integrazione del reato prescinde dall’utilizzo della carta falsificata.

Infine, è facile comprendere in cosa consistono le condotte di acquisto e cessione di carte di credito o di pagamento di provenienza illecita o falsificate: si tratta dei comportamenti dei soggetti che, senza occuparsi di procurarsi illecitamente (o di falsificare) le carte, si attivi per farle circolare o per ottenerle. Anche in questi casi, la configurazione del reato prescinde dal concreto utilizzo di tali strumenti per transazioni commerciali o prelievi.

Ipotesi di condotte a danno di familiari

Merita un approfondimento l’ipotesi di commissione del reato di indebito utilizzo di carte di credito a danno di un proprio familiare.

A tal riguardo, si segnala che il codice penale, all’art. 649, prevede una regola generale, in base alla quale i reati contro il patrimonio non sono punibili se commessi a danno del proprio coniuge (o del partner di un’unione civile), di un discendente (figlio, nipote), di un ascendente (genitore, nonno), di un fratello convivente o di un affine in linea retta (genero, nuora e suoceri).

È importante precisare che, secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, tale disposizione non può applicarsi in relazione al reato in esame.

A tal proposito, la Suprema Corte ha precisato che la causa di non punibilità prevista dall’art. 649 c.p. trova la sua esclusiva giustificazione nel fatto che il Legislatore considera l’interesse alla protezione dell’unità familiare prevalente rispetto a quello del singolo individuo di tutelare il proprio patrimonio da un attacco di un parente. Scopo dell’esimente è, dunque, di evitare la celebrazione di procedimenti penali relativi esclusivamente a questioni economiche tra persone appartenenti allo stesso nucleo familiare.

Sempre in base a quanto sottolineato dalla Cassazione, la fattispecie di indebito utilizzo di carte di credito non è posta soltanto a presidio del patrimonio del singolo, bensì anche a tutela dell’ordine pubblico e, in particolare, del corretto funzionamento del sistema dei pagamenti.

Per tale ragione, la speciale causa di non punibilità non può trovare applicazione e il reato sarà, dunque, perseguibile anche qualora commesso a danno di un parente.

Tutela della persona offesa

Il delitto in questione è procedibile d’ufficio. Ciò significa che non è necessaria la presentazione di una querela per l’attivazione della macchina giudiziaria e, quindi, per l’avvio di un procedimento penale. Tuttavia, è difficile che l’Autorità Giudiziaria riesca a giungere a conoscenza di un’ipotesi di indebito utilizzo di carte di credito, senza che la notizia gli sia comunicata dalla persona offesa dal reato. 

Per tale ragione, qualora si ritenga di essere vittima del delitto in questione, è consigliabile sporgere denuncia (personalmente o tramite un avvocato) alle Forze dell’Ordine o alla Procura della Repubblica, al fine di vedere tutelati i propri diritti.