Il trattamento di fine rapporto

Il trattamento di fine rapporto

Inquadramento generale

Il trattamento di fine rapporto (TFR- o comunemente denominato anche liquidazione) è la somma che si matura durante tutto l’arco del rapporto lavorativo e che spetta al lavoratore dipendente – dotato, quindi, di un contratto di tipo subordinato, sia esso a tempo determinato o indeterminato– al momento della cessazione del rapporto per qualsiasi motivo (licenziamento, dimissioni, o raggiungimento dell’età della pensione). 

Si tratta di un compenso con corresponsione differita al momento della cessazione del rapporto di lavoro, una sorta di salario posticipato calcolato per quote annuali.

Sono stati assoggettati al regime di TFR i dipendenti pubblici assunti con contratto a tempo determinato in servizio al 30 maggio 2000, i dipendenti assunti in data successiva al 30 maggio 2000 con contratto della durata minima di 15 giorni continuativi nel mese ed il personale a tempo indeterminato assunto con decorrenza dal 1º gennaio 2001. 

Tutti gli altri dipendenti pubblici restano assoggettati al regime di trattamento di fine servizio (TFS/indennità di fine servizio) a meno che non aderiscano alla previdenza complementare.

Nel pubblico impiego i dipendenti non hanno – allo stato attuale – il diritto all’anticipo del TFR. 

Occorre però precisare che mentre i TFS hanno carattere previdenziale e prevedono contributi distinti tra datore di lavoro e lavoratori (con la sola eccezione dell’Indennità di Anzianità), il TFR ha carattere di salario differito.

Tempi di erogazione del TFR

Le aziende tendono a corrispondere il TFR dovuto nell’immediato della cessazione del rapporto (nell’ultima busta paga) e comunque, nella pratica, entro il giorno 15 del mese successivo al termine del rapporto di lavoro.

Ai dipendenti pubblici che hanno terminano il servizio e hanno maturato i requisiti pensionistici a partire dal 1° gennaio 2014, il pagamento del TFR- effettuato dall’INPS- è corrisposto come segue:

  • in unica soluzione, se l’ammontare complessivo lordo è pari o inferiore a 50.000 euro;
  • in due rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 50.000 euro e inferiore a 100.000 euro (la prima rata è pari a 50.000 euro e la seconda è pari all’importo residuo);
  • in tre rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 100.000 euro; in questo caso la prima e la seconda rata sono pari a 50.000 euro e la terza è pari all’ importo residuo.

La tempistica per il versamento delle somme dovute al dipendente per la liquidazione del Tfr (se in un’unica soluzione o la prima rata) sono di 45 giorni, calcolati a partire dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Il diritto al TFR si prescrive sia per gli iscritti sia per gli eventuali eredi dopo cinque anni dal momento in cui è sorto. Si può interrompere la prescrizione con idoneo atto interruttivo.

Per quanto concerne il TFS:

  • per chi accede alla pensione di vecchiaia o per chi cessa per sopraggiunti limiti di età il tempo di attesa è di 12 mesi (più 90 giorni necessari all’Inps per liquidare la pratica);
  • nel caso di dimissioni volontarie per accedere a nuovo lavoro o a pensionamento anticipato l’attesa è di 24 mesi (più 90 giorni necessari all’Inps per liquidare la pratica);
  • Per chi accede al pensionamento bisogna attendere di compiere i 67 e solo successivamente decorrono i 12 mesi di attesa per la liquidazione del TFS;
  • Per colori quali hanno avuto accesso alla pensione anticipata l’attesa per la liquidazione del TFS è di 24 mesi più 90 giorni. 

La liquidazione del TFR/TFS avviene in maniera automatica e non è necessaria la presentazione di alcuna domanda specifica. 

Incombe sul datore di lavoro, che è il soggetto obbligato all’accantonamento del trattamento di fine rapporto, l’obbligo di erogare le somme al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Qualora il datore risulti inadempiente, il lavoratore può recuperare la somma mediante l’accesso al fondo di garanzia INPS, non prima però di aver infruttuosamente intrapreso la strada giudiziale

Il calcolo del TFR

Per quantificare quanto TFR spetta all’atto della cessazione del rapporto lavorativo basta quindi effettuare un “semplice” calcolo. 

Il conteggio del TFR avviene sommando per ciascun anno di lavoro una quota pari all’importo della retribuzione, dovuta per l’anno stesso, divisa per il coefficiente 13,5. 

L’importo accumulato progressivamente, eccetto quello dell’anno, viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno con un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo (inflazione) rilevato per l’anno precedente.

L’importo calcolato viene definito lordo, in quanto contiene anche le tasse dovute.

In particolare, il TFR è soggetto a una tassazione separata (vale a dire senza cumularsi con le imposte sul reddito) per cui la somma totale è assoggettata ad un particolare trattamento fiscale.

L'anticipo del TFR

In caso di necessità è possibile ottenere un anticipo sul TFR maturato.   

I requisiti per ottenerlo:

  • rapporto di lavoro subordinato continuativo da almeno 8 anni presso lo stesso datore di lavoro;
  •  misura massima del 70% dell’importo del TFR maturato in azienda;
  • una sola possibilità di richiesta;
  • i motivi per richiedere l’anticipo del TFR devono riguardare eventuali spese sanitarie per terapie o interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture sanitarie o l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli (in entrambi i casi occorre documentare la richiesta con documenti ufficiali).

La richiesta di anticipo deve essere formulata per iscritto e come già detto supportata da documentazione comprovante il fine di impiego.

I contratti collettivi nazionali di lavoro possono, altresì, stabilire criteri di priorità per l’accoglimento delle richieste di anticipazione.

Le somme erogate a titolo di anticipo sono soggette alle stesse regole relative alla tassazione del TFR.