Contestazione di una multa

Contestazione di una multa

Ricorso al prefetto ai sensi dell'articolo 203 del Codice della Strada

Il ricorso al prefetto del luogo in cui è stata commessa la violazione deve essere presentato nel termine perentorio di 60 giorni, decorrente dalla data di contestazione o notifica della violazione.

Unitamente al ricorso possono essere presentati i documenti ritenuti idonei e può essere altresì richiesta l’audizione personale.

Il ricorso può essere presentato direttamente dal soggetto legittimato, senza il patrocinio di un avvocato:

  1. personalmente mediante deposito all’Ufficio o Comando da cui dipende l’agente accertatore, che ne rilascia ricevuta;
  2. a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, la cui data di presentazione è quella di spedizione, indirizzata all’Ufficio o Comando da cui dipende l’agente accertatore, oppure direttamente al Prefetto; ovvero
  3. a mezzo posta elettronica certificata (P.E.C.), sottoscritta con firma digitale o, in alternativa, recante in allegato, in formato pdf, il testo del ricorso firmato analogicamente.

Il testo del ricorso al prefetto deve contenere i seguenti elementi:

  1. i dati anagrafici del ricorrente (nome, cognome, data di nascita, luogo di residenza e di domicilio);
  2. gli estremi del verbale impugnato, compresa la data di notifica e quella della contestazione;
  3. l’indicazione delle ragioni di fatto (ad esempio, mancanza di un segnale stradale o fatto svoltosi diversamente da quanto descritto) e di diritto (ad esempio notifica fuori termine o mancata indicazione della disposizione violata) sulle quali si fonda l’opposizione;
  4. la richiesta di annullamento del verbale e di ogni conseguente sanzione pecuniaria.

I termini per la gestione del procedimento da parte del prefetto sono di 180 giorni nel caso in cui il ricorso sia stato presentato all’Ufficio o comando cui appartiene l’organo accertatore e di 210 giorni qualora il ricorso sia stato presentato direttamente al Prefetto.

Al riguardo, è opportuno considerare che in caso di richiesta di audizione personale, i predetti termini si interrompono con la notifica dell’invito al ricorrente a presentarsi, e restano sospesi fino alla data fissata per l’audizione.

Il prefetto, esaminata l’intera documentazione, decide con ordinanza motivata:

  • se ritiene che l’accertamento sia fondato ingiunge il pagamento di una somma che non sarà inferiore al doppio del minimo previsto per la violazione oggetto di ricorso (tale ordinanza è impugnabile avanti al giudice di pace);
  • se ritiene fondato il ricorso dispone l’archiviazione degli atti.

Nel caso in cui decorrano i termini rispettivamente di 180 e 210 giorni senza che sia stata adottata l’ordinanza del prefetto, il ricorso si intende accolto in quanto vige la c.d. regola del “silenzio-assenso”.

Ricorso alla giurisdizione ordinaria ai sensi dell'articolo 204-bis del Codice della Strada

Alternativamente al ricorso al prefetto, entro il termine inderogabile di trenta giorni dalla data di contestazione della violazione o di notificazione del verbale di accertamento, è possibile presentare ricorso al giudice di pace.

Il ricorso al giudice di pace può essere trasmesso mediante raccomandata con avviso di ricevimento oppure depositato personalmente in cancelleria e non necessita dell’assistenza di un avvocato, nemmeno per stare in giudizio.

Tuttavia, diversamente dal ricorso al prefetto, tale impugnazione richiede il rispetto di alcune formalità.

In particolare, il ricorso deve contenere in originale e in quattro copie:

  1. il testo del ricorso;
  2. il verbale oggetto di impugnazione (o l’ordinanza del Prefetto che ha rigettato la prima opposizione);
  3. le copie dei documenti che si intende allegare e di un documento di identità del ricorrente;
  4. un contributo unificato di importo variabile a seconda della sanzione pecuniaria e una marca da bollo da Euro 27.

Il giudice di pace, sentite le parti e gli eventuali testimoni, e dopo aver valutato ogni altro mezzo istruttorio, all’esito del giudizio può:

  1. rigettare il ricorso, ritenendolo infondato, e determinando a carico del ricorrente una sanzione di importo ricompreso tra il minimo e il massimo stabilito dalla legge per la violazione accertata;
  2. confermare la multa con ordinanza, se il ricorrente non si presenta in udienza senza valido motivo (salvo che la illegittimità della multa risulti dalla documentazione allegata dal ricorrente);
  3. annullare in tutto o in parte la multa qualora accolga l’opposizione del ricorrente.

Contro la sentenza del giudice di pace è possibile proporre appello al tribunale nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha emesso la sentenza.

Perché scegliere il ricorso al prefetto anziché al giudice di pace?

Il ricorso al prefetto ha il vantaggio di essere una procedura amministrativa estremamente semplice: da un lato, salvo richiesta del ricorrente, non richiede alcuna audizione, dall’altro lato non prevede la possibilità di ingresso di prove a sostegno della tesi del ricorrente. Da considerare infine il fatto che in caso di mancata risposta da parte del prefetto, si applica il principio del silenzio-assenso con conseguente accoglimento del ricorso.

Il ricorso al giudice di pace è una procedura giurisdizionale che, seppur semplificata, da un lato richiede alcune specifiche formalità da rispettare, dall’altro lato garantisce al ricorrente un esame più approfondito del caso (attraverso, ad esempio, l’ammissione di testimoni e l’espletamento di sopralluoghi e perizie).

Per queste ragioni, si potrebbe affermare che il ricorso al prefetto è la soluzione migliore in caso di evidente irregolarità della sanzione che non necessita di particolari approfondimenti (tra i tanti, erroneità dei dati del conducente e/o della targa del veicolo), mentre il ricorso al giudice di pace può essere conveniente nei casi in cui sia opportuno un esame approfondito della situazione oggetto di contestazione.